Il Castello

Castello Serralunga d’Alba dall’alto

Il Castello di Serralunga d’Alba, un’icona italiana

La fortezza di Serralunga è una vera e propria icona nel panorama dei castelli medievali italiani della prima metà del XIV secolo. Da allora sorveglia e controlla le terre circostanti, un tempo antico dominio e proprietà dei signori Falletti, i costruttori di questo castello e di molti altri fortilizi che ancora si vedono sulla sommità dei bricchi come Castiglion Falletto, Barolo, La Morra, Roddi d’Alba.

Costruito in laterizio tra il 1340 e il 1357 da Pietrino e Goffredo Falletti è diventato presto un simbolo indelebile nel territorio, riconoscibile a chilometri di distanza per il suo profilo slanciato, rastremato ed elegante, con un design unico per la sua epoca, ancora oggi unico esemplare visibile e visitabile di dongione di stile francese su suolo italiano, assimilabile per struttura ai donjon che possiamo ammirare in Francia nella Valle della Loira.

Con questa sua verticalità spiccata e “sfacciata” fu costruito non solo per essere un ottimo punto d’avvistamento ma per diventare un simbolo del potere dei Falletti sulle colline circostanti, a controllo delle attività produttive della famiglia nel territorio. Era anticamente difeso da una cinta muraria, il cui andamento circolare si può ancora oggi facilmente individuare anche dalla forma del paese: un anello di case disposte tutte attorno alla rocca a formare una prima linea difensiva esterna e un’ulteriore linea difensiva interna fatta da bastioni con terrapieni e un fossato interno.

Il castello, che all’inizio dell’XI secolo era solo una torre d’avvistamento contro le incursioni di Ungari e Saraceni, ha un’architettura pulita, fatta di un palacium stretto e allungato, una torre rotonda e una torretta angolare pensile nel lato nord. Le facciate esterne sono impreziosite da bifore e cornici marcapiano con fasce di archetti pensili.

Il castello è di proprietà dello Stato italiano dal 1949, grazie all’interessamento diretto dell’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi ed è stato interamente restaurato tra il 1952 e il 1959. I lavori di recupero hanno permesso al castello di tornare al suo aspetto originario dopo che era stato usato come deposito agricolo, cantine, tinaggi dal 1864, anno di morte dell’ultima Marchesa Falletti di Barolo, Juliette Colbert conosciuta dai più come Giulia di Barolo. Il castello infatti era stato ceduto all’Opera Pia Barolo (un ente da lei stessa fondato) che aveva creato nel territorio serralunghese un esteso sistema di cascine e attività che riguardavano la produzione di vino.

Castello Serralunga d’Alba da lontano

Una fortezza inespugnabile, risultato di un’opera finissima di ingegneria difensiva

La leggerezza esterna del castello nasconde in realtà un’anima inespugnabile. Tutto nel castello è stato progettato e costruito affinché fosse impossibile conquistarlo. Accadde nei secoli solo una volta, quando a Serralunga d’Alba la notte di Ognissanti del 1616, un gruppo di soldati mercenari spagnoli al seguito di Don Pedro da Toledo riuscirono ad entrare senza incontrare ostacoli. In quel momento non c’erano difensori nel maniero, perché i pochi soldati erano fuggiti.

Un particolare che ancora mette i brividi è la presenza di un pozzo rasoio all’interno della torre rotonda, destinato a chi si era macchiato dei crimini peggiori. I condannati venivano calati nel pozzo e il sistema di lame in spessore di parete li dilaniava vivi. Una vera e propria tortura dell’epoca, usata per dare un segno tangibile di forza a tutti gli abitanti del borgo, che potevano udire anche a distanza le urla provenienti dalla torre.

Un’ulteriore astuzia difensiva interna sono i gradini delle scale: quelli dell’ultima rampa hanno altezze e larghezze diverse per favorire l’inciampo di eventuali aggressori che una volta dentro al castello puntavano a raggiungere rapidamente l’ultimo paino. Cadendo, rallentavano i compagni e diventavano facili bersagli per i difensori del Castello. Insomma una insospettabile macchina da guerra, ingegnosa ma bellissima alla vista.

Castello Serralunga d’Alba - Scorcio

Gli interni

L’interno oggi è spoglio di arredi, ma conserva un grande fascino dal sapore trecentesco. Superate le corti esterne difese dal ponte levatoio e dalla saracinesca, si apre il salone nobile, un ambiente con un bel soffitto a cassettoni e una piccola cappella votiva con affreschi originali restaurati a inizio 2000 che rappresentano figure di santi, tra cui riconoscibili San Francesco d’Assisi, il martirio di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, San Giovanni Battista, Sant’Antonio da Padova e l’Agnus dei nella piccola volta a botte. Nei saloni sono presenti grandi camini per riscaldamento nei freddi mesi invernali, alcuni originali.

La vista dalla torre: le Langhe ai nostri piedi

L’ultimo piano, un tempo terrazza merlata, regala ai visitatori una vista mozzafiato su tutte le colline di Langa: ad ovest quella del Barolo, ad est l’alta Langa della nocciola e, se il tempo lo permette, anche della catena alpina, con le Alpi Marittime a sud – ovest, il Re di Pietra, il Monviso, passando alle Alpi Cozie, le Graie con il profilo di Rocciamelone, fino ad arrivare al massiccio del Rosa nelle Alpi Pennine. Sul lato nord, si vedono in lontananza le colline del vicino Roero con i profili di Monticello, Santa Vittoria d’Alba, Guarene. Per finire a sud, sud-est le vette delle Alpi Marittime a chiudere la visuale.

Massimiliano Romanelli, Archeologo

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