Posta al margine orientale del comprensorio del Barolo – undici comuni a sud-ovest di Alba – Serralunga d’Alba è sembrata a lungo la bella addormentata della zona.
Lontano da Barolo e dal suo Castello, dove i Falletti che lo avevano costruito si adoperavano per la notorietà del loro vino, Serralunga d’Alba è rimasta per quasi due secoli un semplice borgo viticolo, lontano dai clamori del successo. Solo negli ultimi anni grazie all’interesse che la stampa ha creato intorno alle Langhe, si è svelato il segreto a lungo taciuto ma che i mediatori locali sapevano da oltre un secolo: i grandi Barolo strutturati e longevi nascono solo sulle marne elveziane di Serralunga d’Alba. I principali commercianti, che non badavano a spese quando si trattava di comprare una partita di nebbioli di Serralunga, contavano proprio sulle uve di questo comune per dare struttura e longevità ai loro Barolo.
Purtroppo la miseria e la povertà, che hanno seguito l’avvento della fillossera e la grande crisi economica del 1929, hanno rallentato di quasi un secolo lo sviluppo e la notorietà di questo borgo: per anni la vigna ha dovuto dividere con colture di prima necessità i versanti più vocati. Ed è proprio in quest’ottica che si può capire come al Nebbiolo, considerato il vitigno più nobile ma allora anche il meno redditizio – per gli evidenti problemi di vendita in cui versava il Barolo -, veniva spesso preferito il più popolare Dolcetto. Basti pensare che nel 1990 Serralunga d’Alba contava solo l’11 per cento della totalità dei vigneti di Barolo e il Nebbiolo a Serralunga rappresentava poco meno della metà della superficie vitata comunale.
In circa 30 anni, invece, le cose sono cambiate in modo significativo e, nel 2020, Serralunga con i suoi 345 ettari a Barolo totalizza il 16 per cento dell’intera denominazione, mentre all’interno del comune il Nebbiolo da Barolo ha superato il 65 per cento dell’intera superficie vitata.
La viticoltura è una tradizione antica, millenaria in Langa: con l’arrivo dei romani, che si insediarono nella valle di Alba a partire dal I secolo a.C., è attestata la coltura della vite e la cultura del vino e il suo commercio, via fiume Tanaro, per arrivare alla produzione a carattere personale del Medioevo.
Proprio i Falletti – a cui si deve a metà del Trecento la meravigliosa costruzione del maniero che domina il borgo di Serralunga – cercavano di tutelare la produzione delle uve locali con leggi precise e severe. Dagli statuti comunali di Serralunga del 1380 si viene a sapere che i forestieri, sorpresi a danneggiare o tagliare più di 15 piante della vigna del signore, dovevano pagare un’alta ammenda, se invece di loro volontà, o i loro animali, danneggiavano e compromettevano la raccolta delle uve, allora il signore si sarebbe potuto prendere la loro mano destra!
Le viti e il loro prezioso prodotto sono da sempre parte della storia di questo paese, nel DNA dei suoi abitanti che da generazioni con il loro lavoro trasformano le colline che circondano il piccolo borgo, pochissime case, le due piccole chiese, costruite tutte a ridosso del castello.
Oggi, come nei secoli scorsi poco o nulla è cambiato: i filari di vitigno Nebbiolo arrivano i a lambire i muri delle prime abitazioni, quasi ad insinuarsi al loro interno, per sottolineare ancora di più il legame di questa terra con il vino. Ed è così anche per la Tenuta Cucco, adagiata ai piedi del maniero, con i suoi cru Cerrati, Vigna Cucco e Bricco Voghera che si snodano all’ombra del castello, guardiano e testimone di una tradizione secolare.
Una realtà unica, che dal 2014 è patrimonio mondiale dell’umanità.